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Visitazione del Pontormo

La visitazione del Pontormo
Pieve di San Michele e San Francesco - Carmignano

La Visitazione è un dipinto a olio su tavola di Pontormo, databile al 1528-1530 circa e conservato nella propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano.

La maestosa pala della “Visitazione” è senza dubbio uno dei dipinti più riusciti e più importanti di Jacopo Carrucci detto il Pontormo. L’estrema eleganza formale, il raffinato cromatismo, il sapiente gusto compositivo fanno di questo dipinto uno dei più alti capolavori di Jacopo da Pontorme, una di quelle opere rare e felici che costituiscono un unicum irripetibile nella carriera di un'artista, e che sono destinate a lasciare un segno profondo nella storia dell’arte così come nell’immaginario collettivo della gente.

Descrizione

La pala del Pontormo ritrae Maria incinta che si reca a far visita a Elisabetta, anche essa in attesa del suo primogenito, Giovanni Battista: nell’iconografia del nuovo Testamento si tratta del primo riconoscimento pubblico di Gesù.

Discostandosi dalla tradizione il Pontormo anziché accentuare gli aspetti intimi ed affettuosi dell’episodio, da spazio al senso del mistero che circonda queste due eccezionali maternità. Ci fa vivere la trepidazione con cui le due donne accolgono nel proprio grembo, fisicamente, ma prima ancora spiritualmente, la realizzazione della volontà divina. Ci fa sentire l'atmosfera d’attesa del destino  straordinario a cui andranno incontro i due nascituri, partecipi di uno stesso grande disegno: in un luogo irreale, perché fuori ed oltre la realtà, i grembi gravidi delle Madonne, tra lo stupore contenuto delle ancelle, si toccano, come il destino dei loro figli.

Il grandeggiare dei corpi che occupano quasi tutto lo spazio, la luce limpidissima che li investe e sottolinea accendendoli  i colori, la trasparente chiarezza dei volti, i panneggi che si gonfiano quasi per una loro vita autonoma, convergono a dare eccezionalità all’evento.

L’uso dei colori eterei e iridescenti ricorda la permanenza di Jacopo, allora giovane apprendista, nella bottega di Leonardo da Vinci. Una permanenza breve, un anno circa, ed all’inizio del percorso artistico del Pontormo, correva l’anno 1508, che segnerà però per sempre il suo modo di fare arte.

Il tono dimesso ed austero della pala, nonostante l’estrema raffinatezza della stesura pittorica ben si adattava ad una chiesa dei Frati Minori: l’ordine religioso più attivo nella diffusione del culto della Madonna, e fermi sostenitori di un’arte capace di innescare un sentimento di devozione e riverenza, facendo leva sull’effetto emotivo. Le due donne misteriose con il loro sguardo fisso verso l’osservatore, hanno il compito di catturarne l’attenzione e di farlo immedesimare nell’evento sacro. I loro sguardi enigmatici e sospesi, astratti dall’evento sacro, stridono con quelli diversamente sereni che si scambiano Maria ed Elisabetta: i loro sguardi laconici valgono per l’umanità in attesa del Salvatore, un’umanità inquieta e crepuscolare – calata in un’atmosfera a sua volta crepuscolare, nella penombra e in uno spazio come ‘strozzato’ dalle architetture altissime – visitata però da colei che lo porta in grembo, e che con il suo arrivo rischiara il sorriso e la fronte dell’anziana cugina, preannunciando l’arrivo di un tempo di luce.
L’opera è molto probabilmente la stessa ricordata nell’atto di donazione per il proprio altare nella chiesa di Carmignanoi stilato il 28 giugno 1538 da Bartolomea Pinadori, vedova di Pietro di Paolo di Bonaccorso Pinadori, dedicato appunto alla Visitazione, e sul quale per volontà di Bartolomea avrebbero dovuto essere celebrate un  certo numero di messe. E’ plausibile dunque che a quella data l’altare fosse già stato provvisto della sua pala, poiché non era consuetudine lasciar passare troppo tempo tra l’erezione di un altare e la sua dotazione.

 
Jacopo Pontormo, La Visitazione, 1528-29, olio su tavola, 202 x 156 cm. Carmignano, Pieve di San Michele

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